
Quando si pensa a Lacoste, il polo con il coccodrillo viene immediatamente in mente. Ma sul terreno commerciale, il marchio francese affronta avversari ben più variati di quanto si immagini. Tra case di moda premium, giganti dello sportswear e marchi di fast fashion, il panorama competitivo è profondamente cambiato negli ultimi anni.
Concorrenza digitale di Lacoste: un campo di gioco molto più ampio del polo

Spesso si riduce la concorrenza di Lacoste ai marchi definiti “preppy”: Ralph Lauren, Fred Perry, Gant. Questa suddivisione non riflette più la realtà dei percorsi d’acquisto online.
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Nel 2025, i siti più vicini a lacoste.com in termini di traffico e sovrapposizione di pubblico includono Hugo Boss, Ralph Lauren e Fred Perry, ma anche Nike e Zara. Questi ultimi due catturano diverse decine di milioni di visite mensili e intercettano direttamente le ricerche legate allo sportswear elegante.
Hai già digitato “polo uomo” su Google? I risultati mescolano Lacoste, Zara, Nike e Ralph Lauren sulla stessa pagina. Per comprendere come si struttura questa rivalità, è necessario identificare i principali concorrenti di Lacoste distinguendo tre famiglie ben diverse.
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- I rivali premium lifestyle: Hugo Boss, Ralph Lauren, Calvin Klein, Marc Jacobs, Diesel. Condividono lo stesso posizionamento di prezzo e la stessa clientela urbana in cerca di pezzi durevoli.
- I mastodonti dello sportswear: Nike e Adidas catturano l’attenzione su parole chiave legate allo sport e allo streetwear, due territori che Lacoste occupa anch’essa grazie alle sue recenti collaborazioni.
- Gli attori della fast fashion: Zara e i suoi equivalenti offrono polos e silhouette ispirate allo “sport chic” a una frazione del prezzo, il che confonde i riferimenti per il consumatore occasionale.
Fred Perry e Ralph Lauren di fronte a Lacoste: due modelli di differenziazione da studiare

Tra tutti i concorrenti, Fred Perry e Ralph Lauren meritano un esame approfondito. Sono i due marchi che si confrontano più direttamente con Lacoste nel segmento del polo premium.
Fred Perry: la carta della sottocultura
Fred Perry ha costruito la sua identità attorno alla scena musicale britannica (mod, punk, ska). Il risultato: una comunità fedele che acquista il marchio per ciò che rappresenta, non solo per il prodotto. Fred Perry vende un’appartenenza culturale, non un polo.
Lacoste ha intrapreso un percorso simile moltiplicando le collaborazioni creative. La differenza: Fred Perry rimane ancorato a un universo musicale preciso, mentre Lacoste gioca su uno spettro culturale più ampio (tennis, moda, arte).
Ralph Lauren: l’impero del lifestyle totale
Ralph Lauren copre uno spettro di prodotti molto più vasto di Lacoste: decorazione d’interni, alta moda, profumi, occhiali. Ralph Lauren punta su un universo di vita completo, dove Lacoste rimane concentrato sull’abbigliamento e gli accessori.
Questa differenza di perimetro ha una conseguenza diretta online. Ralph Lauren cattura traffico su richieste molto lontane dal tessile (biancheria per la casa, mobili), il che gli conferisce un vantaggio di visibilità globale. Lacoste compensa con un’immagine di marca più leggibile: il coccodrillo, il tennis, l’eleganza francese.
Strategia di marca Lacoste: come distinguersi in un mercato saturo
Avere concorrenti potenti non impedisce di guadagnare quote di mercato. È necessario scegliere i giusti leve.
Il ritorno al tennis come ancoraggio identitario
Lacoste ha rafforzato il suo legame con il tennis, in particolare attraverso la sua partnership con giocatori di primo piano e la sua presenza a Roland-Garros. Questa scelta non è cosmetica. Associare il marchio a uno sport preciso chiarisce il suo posizionamento di fronte a concorrenti generalisti.
Un consumatore che esita tra un polo Lacoste e un polo Zara non confronta solo il prezzo. Confronta anche la storia, la legittimità sportiva, la durabilità percepita. L’ancoraggio tennistico di Lacoste influisce direttamente su questa percezione.
Collaborazioni mirate e presenza online
Le collaborazioni con designer o marchi esterni consentono di raggiungere nuovi pubblici senza diluire l’identità. Due o tre collaborazioni all’anno sono sufficienti per rinnovare l’immagine, come spiegava l’ex CEO di Lacoste North America.
Dal punto di vista digitale, Lacoste ha investito in una strategia di contenuto sostenuta da ambasciatori e influencer. L’obiettivo: esistere nei feed dei social media allo stesso modo di Nike o Hugo Boss, che vi dispiegano budget considerevoli.
Vendita online e posizionamento di prezzo: le scelte che contano
Il commercio elettronico ha cambiato le carte in tavola per Lacoste. Le vendite online sono aumentate in modo significativo, compensando in parte i periodi di calo di affluenza nei negozi.
Il posizionamento di prezzo rimane un leva delicata. Lacoste occupa un segmento intermedio tra il lusso e il premium accessibile. Troppo costoso per competere con Zara sul volume, non abbastanza esclusivo per rivaleggiare con le case di lusso. Questo segmento costringe il marchio a giustificare ogni euro attraverso la qualità dei pezzi, l’eredità e l’esperienza del cliente.
- Investire nella qualità percepita dei materiali e delle finiture per giustificare la differenza di prezzo con la fast fashion.
- Offrire un’esperienza di acquisto online fluida, con un servizio clienti allineato agli standard del segmento premium.
- Rafforzare il racconto attorno all’eredità francese e al tennis per creare un attaccamento emotivo che il prezzo da solo non può generare.
Il mercato dello sportswear elegante continua ad ampliarsi. Lacoste dispone di vantaggi che molti concorrenti le invidiano: una storia autentica, un logo riconosciuto in tutto il mondo e una capacità di reinventarsi attraverso la collaborazione. Il marchio con il coccodrillo non ha bisogno di copiare i suoi rivali, deve semplicemente rimanere fedele a ciò che la rende unica, adattando al contempo la sua presenza digitale alle nuove regole del gioco.